Suckerfish

Antichi mestieri: il maniscalco

Si alzano odori e fuochi dalla bottega dell’artigiano... fuoco e fiamme, incudine e martello... Luci e bagliori, arte e consuetudine... Mani fatate e gioco di parole.... Osserva il cavallo il maniscalco di un tempo... Lo fa camminare per conoscerne l’andatura... lo vaglia per la perfezione del suo lavoro e ancora impugna....
 

La bottega del maniscalco

Non c’è manualità più forte se non quella di quest’uomo curvo sul ferro rovente, pronto a vibrare il colpo definitivo... Là in quella piccola bottega si vive fino a sera e la sera, nei silenzi, scalpitii di cavalli lontani fanno rivivere il giorno, i fatti salienti del giorno. È un linguaggio diretto, sottile, che nel quotidiano si ripete ritmico e conduce a creare con i mezzi più vari, è un linguaggio, ripeto, fatto di ricerca di libere forme e di intrecciate esperienze di vita. Gli occhi di quest’uomo sentono, guardano a fondo e costruiscono quel legame speciale con il cavallo, simbolo di libertà e potenza. È un giorno di fuoco e ancora come ogni giorno scenderanno altre sere mute dopo ore di lavoro... Ogni maniscalco dovrebbe essere in grado di fare del proprio esercizio un’arte magistrale, forse è stato così forse no! Certo è che le tecniche industriali non potranno mai eliminare l’importanza di quella forgiatura così perfetta e caratteristica nel suo genere. Forse i più giovani non conoscono la figura dei maniscalchi... Questi uomini vissuti dietro un incudine hanno tramandato la loro attività di padre in figlio, costruendosi piccole botteghe dove hanno lavorato con ingegno anno dopo anno. Occhi bruciati e mani forzate! Un tempo si lavorava così aspettando le richieste dei signori che desideravano zoccoli perfetti per le loro bestie.

Maniscalco che modella il ferro

Vita selvaggia quella di quest’uomo: incudine, punteruolo, tanaglie, ferri di ogni genere abbrustoliti alla fiamma. Questi sono cultori della materia del ferro soprattutto e la loro arte non si fermò qui! Tanti hanno ancora oggi costruito con maestria sul ferro regalando un po’ di tutto agli amanti dell'artigianato... Siamo dunque giunti ad una figura tutta speciale che davvero contraddistingue parte della nostra storia antica e parte della vita del nostro Parco dove un tempo come oggi, i cavalli trovavano benefica collocazione.

L’«Eco dei maniscalchi» giornale che ricorda questa speciale figura, rappresenta la viva voce di quanti possono ricordare questa realtà antica ma ancora viva nella tradizione. Un foglio la cui istituzione fu deliberata a Firenze nel 1909 al quale presero parte ben 300 esperti. Dunque allora come oggi, l’esigenza di tornare alla tradizione è ancora molto forte... Quando vediamo un ferro forgiato non sappiamo in realtà quanto la fatica di un uomo ha potuto incidere su questa attività. In quegli anni si iniziava molto giovani a lavorare, si frequentavano le botteghe come apprendisti e si cercava di imparare da quei bravi maestri che il territorio ci ha regalato. Una gavetta lunga, talvolta era possibile restare per decenni presso la mascalcia, ad imparare questo mestiere fatto di tante piccole cose... Martello e ferri in mano, qui non si può sbagliare e non si può rendere un cavallo zoppo per nessun motivo. Si dice ancora oggi che ogni maniscalco dovrebbe essere in grado di fare l’esercizio di forgiatura magistralmente, dovrebbe insomma essere capace di forgiare i ferri per qualsiasi impiego ed esigenza di ogni cavallo... bene non è sempre stato così! Esistevano i bravi e i non bravi, resta il fatto che questi uomini, grandi lavoratori hanno saputo fare di questo impiego un’arte straordinaria mai dimenticata. D’altra parte il ferro fatto a mano all’incudine, se è bello, armonico proporzionato, merita l’appellativo di ferro da cavallo e si mette sotto lo zoccolo, altrimenti se non è tale si butta via.

Maniscalco all’incudine

L’arte della mascalcia termina intorno agli anni '50, quando le tecnologie hanno permesso di intraprendere strade senz’altro più moderne e all’avanguardia... Ma torniamo indietro nella storia per ricordare sommariamente e inquadrare questa attività ancora in vita per i molti che hanno abbandonato il tutto grazie alle tecniche industriali che forniscono ferri prefabbricati che hanno il vantaggio, naturalmente, di alleviare tanta fatica. È ancora nel territorio pisano e oggi nel Parco regionale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli che si inquadrano le storie di questi artisti. Là, nel '41 e più tardi, uomini oggi non più giovani hanno dedicato la loro attenzione agli equini, lavorando a pieno ritmo con grandi soddisfazioni. «Tra noi esistevano dei veri maestri come il Cioncolini di Riglione. Dietro l’incudine era un esperto eccezionale tanto da essere chiamato a Milano. Un allevatore lombardo lo richiese affinché i suoi cavalli da corsa potessero avere ferri giusti». Il piede del cavallo rappresenta, tuttora, l’organo più delicato in assoluto dell’animale. L’arte della ferratura è nata proprio per questo e si è subito distinta da quella del fabbro. Proteggere e rassodare lo zoccolo del cavallo significa infatti preservare parte della sua vita. Con le mani il maniscalco compie il suo egregio lavoro, in quella cella composta da piccole stanze, si abbandona al suo esercizio, all’esercizio della forgiatura e la sua manualità è indispensabile, non riproducibile ai tempi d’oggi. La professionalità qui serve davvero! Non è possibile sbagliare perché ciò significherebbe rovinare per sempre l’animale, dunque ci vuole grande abilità anche nel vibrare quel colpo d’incastro che potrebbe provocare danni irreversibili. La ferratura non ha un solo scopo!

Maniscalco all’incudine. Il ferro ha preso la giusta forma

Siamo arrivati al momento più significativo del maniscalco quello che più contraddistingue il lavoro di questi uomini. Pensiamo solo un attimo al fatto che i ferri rappresentavano un qualcosa di veramente importante tanto che erano marchiati in modo da identificarne la provenienza. La forgiatura è un’arte unica... Far combaciare perfettamente l’orlo plantare con la faccia superiore del ferro, appoggiato ancora rovente sul piede dell’animale, comporta un’operazione di grande ingegno. Non si può sbagliare o provocare scottature pericolose... Significativa anche l’operazione a freddo attraverso la quale era possibile fabbricare il ferro adatto all’animale senza poter intervenire successivamente. In questo caso l’abilità dell’uomo è tutto. Esiste tutto un mondo nuovo dietro a questi cultori del ferro... la loro arte si crea sulla pazienza e sull’ingegno.

Il maniscalco ha terminato il lavoro

Sembra di ascoltare, nel ricordo, i rintocchi ad orologio del martello sull’incudine, il fuoco, s’innalza e brucia, la forgia vibra colorata di forza e di generosità... In questo scenario meraviglioso e faticoso fa la sua comparsa da protagonista il cavallo, questo paziente sensibile che lascia collaborare per i migliori risultati. Volendo così rappresentare questa stupenda realtà non si può non ricordare quanto sopravviva nella realtà del nostro territorio questo particolare elemento lavorativo. Esistono ferri antichi che ancora fanno parlare... elementi di lavoro da scrutare e rivisitare le vecchie botteghe lasciano sognare e ancora il maniscalco si erge a grande artista che con le mani e con il cuore costruisce e crea. Ma proprio nel parco esistono opportunità per i giovani di intraprendere questa attività così antica così importante. Se è vero che barbaricina è il paese di questi esseri a quattro zampe è anche vero che esistono nuove opportunità di ricrescita e rinascita su questo fronte. Il Parco con altri Enti è ancora promotore della mascalcia e organizza corsi e stage capaci di ricostruire e di far rivivere gli artisti di un tempo.

[a cura di Cristina Cecchini e Luca Gorreri]