Suckerfish

Le torbiere di Massaciuccoli

Il padule offre altra ricchezza Un tempo la torba impregnata di acqua e di terra era estratta proprio là su quel piazzale dove ora, consacrata dal tempo, è visibile la casa del maestro Puccini...
 

E ancora siamo sul lago pucciniano, il più grande specchio lacustre naturale della Toscana, circondato da un vasto territorio palustre, nel quale, una fitta rete di canali grandi e piccoli, creano un vero e proprio labirinto.

Si snoda morbido il falasco, che servì anche ad impagliare damigiane, sedie e fiaschi, a creare capanni. La ricchezza floristica di questa zona non lascia spazio ad altre considerazioni, ma un tempo nel lontano 1900, quest’area bellissima nel suo genere, era anche fonte di ricchezza alternativa.

“- Sotto il sole d’estate, il calore emanato dai raggi fa pensare!

L’uomo ha sempre cercato di riscaldarsi, magari auspicando di poter accumulare questi raggi per poter servirsene poi. Oggi il progresso ha fatto tanta strada e la terra ha aiutato con tutte le ricchezze che contiene e che ci dona.

Proprio nel Parco, altra fonte di sostentamento era un carbon fossile utilizzato come fonte di calore e scavato dentro la zona paludosa del lago.

La natura ci ha regalato proprio tutto! Un tempo le torbiere permettevano di ricavare cumuli di materia che, come la mota del mattonaio, veniva lavorata e messa dentro forme, stampi, quadrati. Nascevano qui mattoni da utilizzare come combustibili in inverno.”-.

Sorgeva sul grande piazzale di Torre del Lago la grande torbiera di un tempo, ed è ancora visibile, presso la Villa Ginori, una ciminiera di 4-5 metri, testimonianza storica di questo lavoro di un tempo.

“- I giacimenti di torba si trovano proprio nelle zone paludose, perciò la torba risulta impregnata di acqua e di terra e non contiene più del 60% di carbonio... La sua utilità come combustibile è minima, ma nonostante questo, allora, la manodopera a basso prezzo permetteva di estrarre questo tipo di carbon fossile, non ancora carbone ma allo stato di carbonizzazione appena iniziata”-.

Come il mattonaio, quest’uomo, lontano ricordo del lavoro in questo paesaggio lacustre, viveva tra mota ed acqua...

Massarosa, anni '20. Estrazione della torba per uso combustibile

“- Scavavano fossi, scavavano torba... Costruivano le ture, paratie per proteggere gli scavi dall’acqua e qui iniziavano a lavorare con gran fatica, tante ore al giorno. La torba veniva estratta per conservarla e regalare calore. Infatti gli uomini che si apprestavano a questo lavoro, oltre all’estrazione dovevano, poi formattare il carbon fossile, rendendolo come un mattone di medie dimensioni.

Questi mattoni scuri, venivano seccati e utilizzati come combustibile. Questo tipo di produzione fu fortemente potenziato durante il periodo fascista.

Fu proprio Mussolini ad intensificare i lavori e a costituire nuclei costituiti da uomini capaci di impegnarsi con grande volontà.

Qui da noi i depositi stratificati erano abbastanza potenti, anche se, com’è accaduto, mai sono stati trovati avanzi di animali fossili o di uomini primitivi”-.

Perché la torba si formi sono necessari alcuni elementi fondamentali: clima umido e freddo, suolo non argilloso e acqua limpida come il lago al tempo presentava.

“- Questo giovane combustibile fossile è formato da un accumulo di detriti vegetali in cui spesso le diverse piante sono ancora discernibili, per forma e struttura. La torba più antica e compatta è di colore nerastro, mentre gli strati superiori hanno colore meno intenso.

La torba ben seccata poteva offrire davvero un combustibile discreto, con potere calorifico di tremila o cinquemila calorie e una temperatura di accensione di 250° C.

La torba era una ricchezza infinita alla quale si dava molta importanza...

D’altra parte non è strano che questo lago ne abbia offerta!

Massarosa, anni '20. La torba trasformata in mattoni di combustibile

Il fondo del Massaciuccoli risulta essere sabbioso solo sul lato sud ovest, mentre il resto appare di tipo torboso, cioè ricco di sostanze organiche in cui, appunto, è avvenuto un primo processo di fossilizzazione del carbonio.

Se ne trovava un po’ dappertutto ed una volta mi hanno raccontato che poteva prendere fuoco anche la terra di quelle zone. Un pozzo divenne luogo di cottura per uova al tegamino...”-

Così naturalmente l’uomo era a contatto con la natura e se ne serviva in ogni circostanza anche al di fuori del lavoro.

All’epoca, la debolezza della manodopera, consentiva risorse capaci di portare a bilanci attivi... Qualcuno oggi, ha anche cercato di far riemergere questa attività, ma i costi di tutta l’operazione non lo permetterebbero più!

Ed era tanto tempo fa, ma qualche ricordo, sebbene confuso, è riapparso dal pochi racconti recuperati...

“- Era come un rito collettivo questo lavoro! Legava ad una complicità che sembrava, se guardata a ritroso, se osservata profondamente, creativa, felice.

Esistevano là, nelle torbiere, brevi istanti densi di intuizioni brillanti, di momenti vissuti attraverso gli sguardi, compresi con chiarezza e velocità dai compagni di avventura”-.

L’estrazione della torba, oltre che nella zona palustre del lago era sviluppata anche nella zona costiera tra il Serchio e il Magra. L’utilizzazione dei giacimenti di torba risale al 1894 ad opera del Marchese Ginori Lisci, che era proprietario di una parte della piana del lago di Massaciuccoli.

La torba veniva anche lavorata da industrie lucchesi che la essiccavano e poi la trasformavano in concime chimico. Per lavorare all’estrazione era però necessario rimuovere tutto lo strato superficiale della vegetazione, dell’humus... Ogni tipo di escavazione, compreso quello della sabbia silicea, ha messo in pericolo il nostro lago trasformando il paesaggio. Oggi, fortunatamente, le leggi vigenti regolano ogni tipo di attività che in qualche modo possa distruggere zone da mantenere e da conservare per la loro bellezza naturale.

[a cura di Cristina Cecchini e Luca Gorreri]