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Attività Forestali: la varietà dei boschi nel Parco

Foto aerea di pinete e boschi misti di latifoglie

La particolare conformazione del Parco, esteso per 30 km lungo la costa e la sua posizione vicino al corpo montuoso delle Alpi Apuane determinano un gradiente climatico da nord a sud, con una maggiore piovosità a nord (effetto barriera delle Apuane) e clima più mediterraneo a sud (estati secche): ben 150 mm di piovosità annua in meno! Ed è proprio nella Tenuta di Tombolo, a sud, che si trovano più specie di tipo mediterraneo, con una graduale mescolanza con specie più atlantiche verso la Macchia Lucchese.

Bosco igrofilo

Ma la varietà di vegetazione più evidente è quella legata alla profondità delle acque della prima falda. Il lembo di pianura dove si trova il Parco si è infatti modellato negli ultimi 4000 anni con il deposito dei sedimenti fluviali da una parte e l’erosione del mare dall’altra. In cordoni quasi paralleli alle linea di costa abbiamo quindi un susseguirsi di dune e depressioni interdunali, dove la falda, già poco profonda, si ingrossa ed affiora alimentata dalle piogge invernali. Qui troviamo boschi allagati con alberi adattati alla lunga sommersione invernale delle radici: frassini e ontani. In situazioni intermedie, di suolo umido ma non allagato, domina la farnia. Le specie xerofile, leccio e pino, si trovano sulle dune.

In sintesi, le tipologie forestali principali si possono raggruppare in:

Boschi di origine naturale

Questi boschi sono di origine naturale, cioè esistevano ben prima della bonifiche anche se spesso dopo di essa sono stati comunque coltivati o riseminati. Sono boschi molto ricchi di fauna e di habitat differenziati perché sono luoghi umidi e ricchi di specie vegetali con una struttura verticale su più piani. Questa grande ricchezza di specie vegetali ed animali ed il fatto che le specie siano autoctone (quindi adattate all’ambiente) rende questi boschi più stabili nei confronti delle avversità come vento e attacchi patogeni (malattie).

Gli interventi selvicolturali, puntuali e mirati, agiscono solo dove sia necessario assicurare la rinnovazione naturale di tutte le specie e quindi mantenerne l’attuale mescolanza.

Bosco di origine artificiale

Foto aerea di pinete

Sono le pinete, piantate prima dalle grandi famiglie succedutesi nella proprietà delle Tenute, per la veloce protezione dei terreni retrostanti dai venti marini; più in generale fu deciso di ampliare l’estensione dei boschi, che si specializzavano così, secondo le diverse esigenze, come tenuta di caccia e/o di produzione di legno e pinoli.

Le pinete sono dunque di origine artificiale: se vogliamo mantenerle così come sono, è necessario continuare a coltivarle, intervenendo regolarmente con diradamenti e tagli di rinnovazione, secondo collaudate tecniche selvicolturali, rese oggi ancor più adeguate al rispetto dei caratteri e delle diverse funzioni del bosco, per la numerosa e diversificata fauna ospite oltre che per noi esseri umani.

Macchia costiera di sclerofille mediterranee

Macchia costiera

Le specie che compongono la macchia costiera, densa e bassa, sono quelle tipiche della macchia mediterranea: corbezzolo (Arbutus unedo), Ginepro coccolone (Juniperus oxycedrus), Fillirea (Phyllirea augustifolia), Alaterno (Rhamus alathernus), Lentisco (Pistacia lentiscus), Mirto (Myrtus communis) ed i cisti (Cistus incanus e C. salvifolius). Una presenza costante è costituita dal pino marittimo (Pinus pinaster) introdotto con lo scopo di infittire la fascia vegetazionale antistante la costa per difendere i boschi retrostanti di pino domestico e latifoglie spontanee dall’aerosol marino.
 

Lecceta

Leccetae

La lecceta è estremamente rara in Italia, in alcune zone del parco si possono tuttavia individuare tratti di bosco ad lato fusto di leccio pressoché puri: alcuni esempi di lecceta sono nella Riserva Naturale del Palazzetto (San Rossore) sulle “paleo-dune” (le dune più antiche), altri nella Riserva Naturale della Cornacchiaia (Tombolo). Il sottobosco delle leccete non è molto ricco per la scarsa illuminazione che giunge al terreno. Possiamo comunque trovare la Robbia (Rubia peregrina), il Pungitopo (Ruscus aculeatus), lo Stracciabrache (Smilax aspera), il Ciclamino (Cyclamen repandum), il Rovo (Rubus ulmifolius) e l’edera.
 

Bosco misto di specie mesofile

Bosco mesofilo

In questi boschi, molto ricchi di specie diverse dall’ecologia piuttosto complessa, dispongono di un ambiente né troppo caldo, né troppo freddo, ricco di acque, ma che non supera mai certa quantità ed hanno un’umidità atmosferica costante. Sono specie che trovano il loro optimum ecologico in condizioni intermedie e quindi vengono dette mesofile. Il piano dominante è composto dalla Farnia (Quercus robur), dal Carpino bianco (Carpinus betulus) e dal Pioppo Bianco (Populus alba), più sporadicamente dall’Ontano nero (Alnus glutinosa) e dal Frassino (Fraxinus augustifolia). I grandi alberi di pioppo bianco ospitano la rarissima colombella. Il piano dominato è costituito da Biancospino (Crataegus monogyna), Acero campestre (Acer campestre), Corniolo (Cornus mas), Sanguinella (Cornus sanguinea), Melo selvatico (Malus silvestris), Prugnolo (Prunus spinosa), Evonimo (Evonimus europaeus), Ligustro (Ligustrum vulgare), Alloro (Laurus nobilis).
 

Bosco di specie igrofile

In corrispondenza di alcune depressioni interdunali del terreno, nel periodo invernale si formano le cosiddette “lame” d’acqua per affioramento della falda. La vegetazione arborea è dominata da Ontano nero (Alnus glutinosa) e Frassino ossifillo (Fraxinus augustifolia), le uniche specie autoctone che sopportano una lunga sommersione dell’apparato radicale. Scarsa o assente la parte arbustiva ed erbacea del sottobosco, ma in primavera possono emergere dall’acqua l’Hottonia palustris e il Giglio d’acqua (Iris pseudoacorus). In estate si trovano giunchi. Inoltre possono essere particolarmente abbondanti forme vegetali lianose, soprattutto Periploca graeca che è uno dei tesori botanici del parco (elemento prequaternario sopravvissuto alle crisi fredde dei periodi glaciali).

Le lame, in quanto zone umide temporanee, sono ideali per i girini, che possono svilupparsi indisturbati in rane, grazie all’assenza dei pesci, legati a zone permanentemente umide.

La tartaruga palustre si trova in boschi più aperti: è un rettile molto rarefatto in Italia e qui abbondante.

Le lame boscate costituiscono inoltre un ambiente straordinariamente ricco di uccelli svernanti o nidificanti sia legati all’acqua (beccaccia, alzavole, beccaccini, ecc) che al bosco (picchi, colombella, colombaccio, ecc).
 

  • Bosco igrofilo
  • Bosco igrofilo
  • Bosco igrofilo
 

Pineta di pino domestico

Il pino domestico o pino da pinoli (Pinus pinea) è quasi sempre accompagnato dal leccio (che, a differenza del pino, tollera l’ombra) e da molti arbusti tipici della macchia mediterranea. Spesso il denso strato di lecci sottostante le chiome ad ombrello dei pini forma un vero e proprio bosco dentro il bosco.

Sono boschi molto apprezzati dai picchi, dal colombaccio e altre specie migratorie che qui passano l’inverno.

Queste pinete sono ancor oggi utilizzate per la produzione di legname (tramite i tagli di diradamento e di rinnovazione) e di pinoli, e per le passeggiate sotto l’ombra delle vaste chiome a ombrello.

In passato le pinete di pino domestico hanno avuto un valore economico fondamentale. A centinaia, boscaioli, scuotitori e raccattini vivevano del pinolo. Questi antichi mestieri fanno la storia del Parco, il suo retaggio culturale ed umano. Oggi gli abili scuotitori che si arrampicavano sugli alberi sono stati sostituiti dalle più sicure e specializzate macchine scuotitrici, ma la coltura del pinolo resiste ancora.
 

  • Pineta pura di pino domestico
  • Pineta pura di pino domestico
  • Pineta di pino domestico con rinnovazione di pino
 

Pineta di pino marittimo

Pino_marittimo

Il pino marittimo resiste molto bene ai venti salsi marini; perciò fu piantato vicino al mare, a formare una fascia protettiva indispensabile per le retrostanti pinete di pino domestico. I frutti racchiusi nelle pigne non sono commestibili come i pinoli. Negli anni 1970-80 migliaia di pini marittimi più vicini al mare si ridussero a scheletri legnosi per l’azione congiunta dell’erosione costiera e dell’inquinamento da aerosol, causato cioè dai detersivi presenti nelle fini particelle di acqua salata portate dal vento. Opere di difesa del mare e soprattutto una netta inversione di tendenza sull’inquinamento delle acque hanno ridotto il fenomeno.