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Percorso accessibile “Sabrina Bulleri”

Percorso accessibile “Sabrina Bulleri”

In un’area che racchiude le principali caratteristiche naturalistiche della Tenuta di San Rossore, l’Ente Parco ha realizzato un itinerario di visita secondo i criteri dell’accessibilità. Il percorso è dedicato alla memoria di Sabrina Bulleri dipendente dell’Ente Parco precocemente scomparsa nel 2000. Nonostante la sua disabilità raggiunse importanti risultati sportivi a livello nazionale e mondiale. Più volte premiata alle Olimpiadi di Los Angeles (1984) e alle Olimpiadi di Seoul (1988), stabilì nel 1986 il record mondiale sui 100 m.

L’itinerario si svolge su un terreno la cui morfologia evidenzia rilievi dunali e aree depresse, come la Buca delle Ghiande, e consente l’insediarsi di microambienti diversificati nelle componenti viventi e non viventi. Qui sono presenti le specie arboree predominanti in San Rossore: il bosco di specie igrofile, il bosco misto di specie mesofite e il bosco tipico delle dune.

Punto panoramico informativo

L’ecosistema, così variegato e ricco di biodiversità, si presta a valutare l’evoluzione storica dell’area specifica (come ad esempio la dinamica di formazione delle dune e della loro evoluzione, le modifiche apportate dall’antropizzazione e quelle conseguenti alle variazioni climatiche di lontane aree geologiche, che rendono l’insieme del parco un ambiente unico nel Mediterraneo) e ad individuare i rapporti con gli ecosistemi circostanti in modo da consentire l’esplorazione di San Rossore in dimensioni più ampie.

Gli interventi mirati a realizzare l’accessibilità, hanno provveduto ad eliminare ostacoli e barriere ed hanno valorizzato le opportunità di fruizione multisensoriale della natura. Per la maggior parte della sua estensione, il percorso presenta un corrimano in legno (altezza 80-90 cm) e un fondo (larghezza 150 cm circa) reso compatto mediante la stesura di una rete metallica. Lungo il tracciato si incontrano cartelli informativi a rilievo, dispositivi per l’amplificazione dei suoni del bosco e per l’ingrandimento delle immagini, un’area di sosta fornita di tavoli (altezza 75 cm circa) e panche di legno, bagno accessibile (larghezza porta 112 cm, altezza lavandino 76 cm), ed infine, percorrendo una rampa (larga 130 cm e lunga 6,60 m), un osservatorio faunistico (larghezza porta 130 cm, due file di aperture di altezza 90 e 145 cm).

Il percorso accessibile “Sabrina Bulleri”

Il percorso è stato realizzato in modo da non avere un impatto invasivo sull’ambiente naturale e richiede pertanto una manutenzione continua per evitare che la natura se ne riappropri.

Si può accedere liberamente al percorso la domenica e i festivi, negli altri giorni occorre contattare il Centro Visite San Rossore (050/530101) per essere accompagnati da una Guida.

Il percorso “Sabrina Bulleri” è fruibile da parte di tutti: lungo il suo agevole percorso ci sono delle aree tematiche per un diverso e ragionato approccio alla natura attraverso alcuni dei nostri sensi, che sono “stimolati” con delle strutture apposite.

In fondo a questa pagina è possibile scaricare la cartina del percorso in formato A4.

I disegni che seguono sono di A. Sacchetti.
© Arts&altro (www.artsealtro.it)
 

L’osservatorio faunistico

Da questa piccola e discreta capanna costruita con materiali naturali si può osservare, senza disturbarla, la fauna che frequenta la riserva del Paduletto.

L’osservatorio faunistico

Area attrezzata per la sosta

Area attrezzata per la sosta

Vi trovate tutto quello che può servire per una piacevole sosta o in caso di emergenza, come wc (anch’esso accessibile a tutti) e acqua potabile. Per mantenerlo gradevole a chi verrà dopo di voi (o a voi stessi quando tornerete), non sporcatelo!
 

Segnaletica

Lungo il percorso sono stati dislocati alcuni ceppi in legno che riportano le distanze di percorrenza.
 

Il tatto

Foglie morbide e foglie rigide

Il tratto iniziale del percorso divide due zone boscate diverse: a destra il bosco mesofilo (più umido), dominato da maestose farnie; a sinistra il bosco xerofilo (più secco), dominato da solidi lecci.

Entrambi sono querce, ma ben differenti:

  • il leccio è sempreverde: un ingegnoso adattamento al clima mediterraneo. Può trarre profitto delle piogge invernali e, nelle secche estati, le foglie coriacee (cuticola cerosa) limitano la forte evaporazione.
  • la farnia perde le foglie in inverno, mostrandosi più adatta a climi umidi con inverni freddi. Le foglie sono più morbide, non rivestite dalla cuticola cerosa, quindi traspirano più acqua in estate.

Anche le ghiande sono diverse: la ghianda della farnia è in genere più allungata ed attaccata al ramo tramite un lungo picciolo, mentre la ghianda del leccio è più arrotondata ed il picciolo è corto.

  • Leccio monumentale - Foto F. Logli
  • Farnia monumentale - Foto F. Logli
Leccio e farnia monumentali - Foto F. Logli
  • Ghianda di leccio
  • Ghiande e foglie di farnia - Fonte: G. Hempel e K. Wilhelm in Gellini, Botanica Forestale, Cedam 1985
Differenze tra le ghiande del leccio e della farnia
(per la farnia: illustrazione da G. Hempel e K. Wilhelm in Gellini, Botanica Forestale, Cedam 1985)
 
La struttura installata presso l’area del tatto permette di constatare le diversità fra le foglie del leccio e della farnia. Struttura installata presso l’area del tatto per constatare le diversità fra le foglie

 

L’udito: un suono per ogni stagione

Struttura installata presso l’area del suono per ascoltare i rumori tra i rami alti degli alberi

Stagioni

Nelle varie stagioni si sentono suoni in parte diversi perché molti animali migrano ma in generale perché nei climi temperati, diversamente da quelli tropicali, le funzioni riproduttive, a cui sono legate molte manifestazioni sonore, sono stagionali.

Naturalmente parlando di suoni nel mondo animale pensiamo in particolare agli uccelli. Tuttavia anche gli insetti (come gli ortotteri – cavallette, grilli e simili) e gli anfibi anuri (rospi, raganelle, rane verdi, rospi smeraldini ecc.) usano nella bella stagione i loro canti principalmente con funzioni riproduttive.

A cosa servono i suoni

Tra le chiome degli alberi, così come tra le fronde della macchia mediterranea è il suono che costituisce il segnale più efficace per contattare il vicino di casa così come per far sapere ad un estraneo che sta invadendo una “proprietà”.

Ma la proprietà, segnalata per esempio da un piccolo uccello canoro serve se è in grado anche, sempre tramite il canto, di attirare una compagna; dimostrandole di possedere e difendere sufficienti risorse per la riproduzione. Ecco così le due funzioni principali comunicare e delimitare la presenza del proprio territorio ed attirare la compagna (o le compagne se poligamo).

La struttura installata presso l’area del suono serve ad ascoltare i rumori tra i rami alti degli alberi non udibili in terra.

 

La vista: il significato dei colori

Per nascondersi o per spaventare...

I colori sono fatti per essere visti da vicino. Quindi hanno un significato di comunicazione diurna ed a breve distanza.

  • Occhi finti disegnati sulle ali della Saturnia pavonia
  • Bruco di Mimas tiliae con falsi pungiglioni
Occhi finti (disegnati sulle ali della Saturnia pavonia) e falsi pungiglioni (in alcuni bruchi)
sono usati per spaventare i predatori: quando i colori destano timore!
  • Il mimetismo perfetto del succiacapre
    Il succiacapre usa invece i colori per
    confondersi con il suolo
 


Come sono fatti i colori delle penne degli uccelli

I colori sono costituiti da pigmenti chimici o da fenomeni ottici dovuti alle strutture di cheratina delle penne. Così il bianco, il grigio ed il nero dei gabbiani sono dovuti alla presenza di quantità progressivamente maggiori di melanina. Mentre il rosso ai pigmenti di carotenina assunti con la dieta; nel caso del fenicottero assunta con la dieta tramite crostacei. Infine, l’azzurro di una ghiandaia marina, è il risultato di complessi giochi di rifrazione e riflessione della struttura fisica delle penne.

La struttura installata presso l’area dei colori permette di sperimentare le particolarità della percezione visiva.
 

Struttura installata presso l’area dei colori per sperimentare le particolarità della percezione visiva
  • Ghiandaia marina
    L’azzurro metallizzato delle penne
    della ghiandaia marina è dato da particolari
    pigmenti colorati che riflettono la luce.
  • Pettirosso
    Il pettirosso marca il territorio
    mettendo bene in vista il suo colore
 

 

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Cartina del percorso “Sabrina Bulleri” in formato A4390.85 KB