Visitare il Parco: Tenuta di Tombolo
La Tenuta di Tombolo, con circa 5.000 ettari, occupa la fascia costiera meridionale del Parco tra l’Arno ed il Calambrone. Il nome della Tenuta deriva dal latino “tumulus”, che significa “rilievo del terreno”, ed indica chiaramente come il territorio abbia origine dai cordoni di dune costiere prodotte dal costante apporto dei sedimenti fluviali. In epoca romana e medioevale l’Arno attraversava la Tenuta seguendo un corso assai diverso dall’attuale: uscito dalla città di Pisa scorreva verso sud-ovest tra la costa e l’abitato di San Piero a Grado dal latino “gradus”, cioè scalo. Qui la tradizione vuole che fosse sbarcato San Pietro, nel cui ricordo fu costruita la meravigliosa basilica romanica del X-XI secolo. La Tenuta di Tombolo rimase per secoli di proprietà della Mensa Arcivescovile fino all’avvento dei Savoia, che la riorganizzarono con piantumazioni di pinete ed opere di bonifica, provvedendo anche al riassetto della rete viaria; fra l’altro fu ampliato e ristrutturato il Canale Navigabile dei Navicelli (1928-38), che assunse da allora un percorso rettilineo parallelo alla ferrovia ed all’Aurelia. Il litorale pisano, parte integrante della Tenuta, ebbe i primi insediamenti turistico-balneari a fine ‘800 a Marina di Pisa, frequentati e celebrati da D’Annunzio.
Negli anni ’30 un vasto progetto con la fondazione di Tirrenia e la costruzione delle numerose colonie marine, precedette l’attuale sviluppo del litorale pisano. Terminato il conflitto bellico, l’area divenne in buona parte sede di insediamenti militari americani (Camp Darby) e più tardi italiani quali il Cisam (ex Camen). Il Tombolo Pisano rappresenta il confine biologico tra le foreste subatlantiche litoranee della Toscana occidentale e quelle mediterranee, esistenti a sud di Livorno.
Presente anche la quercia da sughero (Quercus suber), che si ritrova nel Parco unicamente nelle selve di Tombolo a testimonianza della maggiore “termofilia e mediterraneità” dell’area rispetto al resto del territorio del parco. Altra presenza di rilievo è la periploca maggiore, ampiamente diffusa in tutta la Tenuta. Da segnalare le vaste aree incolte e semi-palustri, con la flora propria di ambienti salmastri caratterizzata dalla presenza di salicornia fruticosa (Arthrocnemum fruticosum), salicornia europea (Salicornia europaea) e l’obione (Halimione portulacoides), ravvivati dalle delicate fioriture a fine estate del limonio comune (Limonium serotinum). La foresta più caratteristica dell’area è la lecceta, in parte ad alto fusto, con individui di notevoli dimensioni, ed in parte a ceduo in conversione. Ai margini delle depressioni umide, proprie dei frassineti, ricompaiono i boschi mesofili caratterizzati dalla prevalenza di farnia e carpino (Carpinus sp.). Qui sono presenti tutto l’anno il picchio rosso maggiore, il picchio verde, il picchio muratore ed in buon numero i colombacci, mentre la beccaccia si trova nel periodo invernale. Nei canali del bosco vivono consistenti popolazioni di testuggini acquatiche e le bisce d’acqua. Diffusa, nelle aree marginali al bosco, la vipera. Segnalato anche l’istrice (Hystrix cristata), seppur non numeroso, fino a non molti anni fa, qui al proprio limite settentrionale di diffusione.
Oasi WWF di Cornacchiaia e Dune di Tirrenia - Sentiero dei Tre Pini

Oasi WWF di Cornacchiaia e Dune di Tirrenia
Tel. e fax 050.573225
Altri recapiti: 333.6754768, 3202492499
E-mail: dune_forte@yahoo.it
Siti Internet: www.comune.pisa.it/wwfpisa/ e wwfpisa.blogspot.com/
Escursioni a piedi
Dune di Tirrenia – Oasi WWF
All’interno dell’Oasi di Tirrenia è stato individuato un sentiero, corredato da appositi cartelli e bacheche illustrative della vegetazione delle sabbie e delle specie animali peculiari presenti in questo biotopo. Nell’anteduna si comincia a trovare una certa abbondanza di specie psammofile quali echino fora spinosa, eringio marittimo. La fascia più estesa è detta ammofileto ed è un’associazione pioniera fortemente edificatrice, ricca di psammofile importanti per la genesi della duna. Al riparo della duna formata dall’ammofileto troviamo la zona dell’elicriseto e, negli avvallamenti, formazioni interdunali asciutte caratteristiche dell’ambiente mediterraneo: evolutivamente tendono verso la macchia foresta e/o la foresta litoranea.
Foto 1 e 2: per gentile concessione della Sezione WWF di Pisa
Altre immagini dell’Oasi sono disponibili nella relativa Galleria fotografica.
Bosco della Cornacchiaia - Oasi WWF
L’itinerario si sviluppa all’interno di una suggestiva foresta planiziaria, caratterizzata dall’alternarsi di una vegetazione sempreverde di tipo mediterraneo e del bosco meso-igrofilo delle lame interne. La riserva della Cornacchiaia- L’Ulivo, si trova nell’estremo sud della tenuta di Tombolo e fa parte dei 445 ettari della riserva gestiti dal WWF attraverso una convenzione con l’Ente Parco. Punto di ritrovo per i visitatori è l’incrocio del Vione dei Porcari con il Viale del Tirreno in località Calambrone. La riserva è caratterizzata in prevalenza dalla forseta tipicamente mediterranea dominata dalla lecceta, intervallata a tratti da pini domestici, impiantati e diffusi nel territorio negli ultimi secoli. Presente anche la quercia da sughero. Nelle zone umide incontriamo una vegetazione caratterizzata da specie mesofile e caduicifoglie, quali pioppi bianchi, frassini e farnie. Lungo il percorso incontreremo un fosso vero e proprio, regno delle rane verdi, bisce dal collare, nonché della testuggine d’acqua dolce e dell’onnipresente gallinella d’acqua. Il sentiero corre lungo uno stagno e successivamente sulla sommità di un’antica duna, fino ad una radura che segna la fine dell’itinerario.
Altre immagini dell’Oasi sono disponibili nella relativa Galleria fotografica.
Guarda il video sul primo anno di vita dell’Oasi.
[Inizio Pagina]

Sentiero dei Tre Pini
Circolo Legambiente Valdera
Via Fiumalbi, 9 – Pontedera (PI)
Tel. e Fax: 0587.56200 – 349.8309330
Escursioni a piedi
Sentiero dei Tre Pini
Durata: 1 ora.
L’itinerario si svolge nelle aree marginali della Tenuta di Tombolo e permette, pur nella sua brevità, di approfondire importanti aspetti storico-culturali propri di questo territorio. I visitatori sono accolti dalla guida presso la suggestiva basilica romana di S. Piero a Grado, sorta sulla preesistente basilica paleocristiana in prossimità di ulteriori nuclei architettonici risalenti all’epoca romana. Da qui raggiungiamo l’ex vivaio forestale di San Piero a Grado, percorso individuabile per la presenza di un viale di cipressi che porta all’ingresso del bosco. Immediatamente ci immergiamo in una zona costituita di folti arbusti di frangola, ligustro, berretta da prete e da lembi di bosco meso-igrofilo, con prevalenza di pioppi, frassini, olmi, interamente tappezzati di edera. Percorse poche centinaia di metri si può osservare la ricostruzione della capanna di un boscaiolo e successivamente la ricostruzione di una carbonaia. Proseguendo l’itinerario ci si inoltrerà ancora nel bosco fino a raggiungere un incantevole stagno dove potremo osservare la presenza di due specie singolari: il cipresso calvo e la periploca greca.
Nota: il progetto definitivo differisce da questa versione preliminare
Maggiori informazioni sul Sentiero dei Tre Pini relativamente all’argomento dell’accessibilità sono disponibili nella relativa Sezione.
Altre immagini del Sentiero dei Tre Pini sono disponibili nella relativa Galleria fotografica.
Il video dell’inaugurazione del percorso attrezzato (usufruibile anche dalle persone diversamente abili) – svoltasi il 10.4.2010 – è disponibile nella Sezione Video (Filmati di 50 canale e Granducato TV).
[Inizio Pagina]

















