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Attività Forestali

Presentazione

Nel Parco ci sono 8869 ettari di boschi (le mappe sono scaricabili in fondo alla pagina), ma solo quelli della Tenuta di San Rossore sono gestiti direttamente dal Parco (Legge regionale 24/2000 di delega della gestione della Tenuta di San Rossore all'Ente Parco). Le altre superfici boscate sono gestite dalle rispettive proprietà: la Macchia Lucchese dal Comune di Viareggio, i boschi di Migliarino da diverse aziende agricolo-forestali private (discendenti della Famiglia Salviati), i boschi di Tombolo sono in parte demaniali (quelli che ricadono nella basi militari di Camp Darby e del CISAM), in parte del Comune di Pisa, in parte dall'Università di Pisa (prossimi al Centro di ricerche agro-ambientali Enrico Avanzi).


Ovviamente tutti questi boschi, di proprietà pubblica o privata, sono soggetti al vincolo ambientale (Legge quadro sui Parchi e LR 24/1994) e al vincolo idrogeologico (Legge Forestale della Toscana LR 39/2000 e successive modifiche): perciò per ogni attività di coltivazione del bosco la proprietà deve richiedere (e ottenere) il Nulla Osta del Parco.

Nel Parco i boschi sono fondamentalmente di due tipi diversi: le pinete, di pino domestico o marittimo, e i boschi misti di latifoglie (igrofili o mesofili, a seconda se sono o no allagati in inverno). Entrambi sono boschi con una lunga storia di coltivazione, intimamente legata ai bisogni di chi ci abitava o di chi li gestiva. Tuttavia, a differenza dei boschi misti di latifoglie, le pinete non ci sono sempre state, ma sono state piantate sulle sempre più estese bonifiche in base alle esigenze delle proprietà (di caccia e/o di produzione), dapprima su piccoli appezzamenti a partire dal '500 ai tempi dei Medici e più sistematicamente e sui grandi superfici intorno alla metà dell'800, per la produzione di legno e di pinoli. Così, con il passare del tempo sono diventate parte integrante del paesaggio, della storia dei luoghi e della tradizione locale.

Le proprietà forestali di superficie superiore a 100 ettari devono, per legge, essere gestite secondo un Piano di gestione forestale, di durata almeno decennale, redatti da Tecnici competenti (forestali) sulla base di uno studio sulla storia dei boschi (compresa la storia degli usi che si sono succeduti nel tempo) e sulla vegetazione e struttura forestale e le sue dinamiche. Gli interventi selvicolturali (tagli di rinnovazione, diradamenti, ecc) sono programmati nel decennio o nel quindicennio secondo il tipo di bosco, la funzione prevalente (produttiva, naturalistica, paesaggistica, protettiva) e l'urgenza.

I Piani di Gestione forestale sono approvati con un complesso iter che comprende eventuale Studio e Valutazione d'Incidenza (se ricadono in SIC/ZPS), Nulla osta del Parco e approvazione della Provincia. Una volta che il Piano è in vigore, le Proprietà devono attenersi (salvo casi eccezionali come fitopatie, eventi meteorologici…) a quanto loro stesse hanno programmato.

Tutte le attività si svolgono prevalentemente in autunno e inverno e sono seguite dal personale tecnico e di vigilanza dell'Ente Parco.

I Piani di Gestione forestali sono scaricabili.