Le giornate scorrono inesorabili. Il Sole e la Luna si alternano in modo impeccabile: il primo domina la luce, mentre la seconda regna tra le tenebre consapevoli di governare la stessa volta eterea, ma destinati a non incontrarsi mai. Due amanti il cui sguardo fugace si realizza all’alba e al tramonto, quando il cielo si tinge di mille colori. Ma è quando tutto sembra perduto che allora si realizza il miracolo e fu proprio ciò che accadde in quella fredda notte di marzo quando Sole e Luna scelsero di unirsi contro tutto e tutti, dando vita a lconnubio perfetto. Gli umani la chiamano Eclissi della Luna di Sangue, per via del rosso intenso di cui si tinge la sovrana della notte e dicono che si tratti di un raro fenomeno cosmico, o una cosa del genere.

Foto di Giulia Borghi

Di qualunque cosa si trattasse, quella notte gli enormi specchi d’acqua che si erano formati nel terreno durante tutta la giornata divennero lo specchio di quel fenomeno pazzesco. Il Boschetto sembrò prendere fuoco sotto l’immensità di quel peplo di luce rossa che risplendeva tra le nuvole del firmamento. Quel rosso così intenso come il colore del sangue del dolore di chi, per amarsi, è destinato a lottare contro ogni controversia, contro ogni ostacolo; come la Terra che, in vano, ha tentato di separarli. A volte mi chiedo come sia avere le ali e sorvolare la grande volta notturna, facendo zig-zag tra quei disegni luminosi che gli umani chiamano costellazioni. È allora che, puntando gli occhi al cielo, immagino di prendere vita in Pegaso e inizio a fantasticare con la mente ed è lì che mi trovo a correre, ora trainando il Piccolo e il Grande Carro, ora attraversando il cielo per sfidare, a gare di velocità, l’Orsa Maggiore, il Leone e la Lince per poi tornare a rifugiarmi tra le braccia della principessa Andromeda, sposa del valoroso Perseo.

Oceano dice che viaggio troppo con la mente e che, al massimo, posso sognare di correre sulla spiaggia con la sabbia che mi solletica gli zoccoli egli spruzzi dell’acqua che arrivano fino alle mie orecchie. Pece, invece, è ancora troppo piccolo e l’unica sua vera preoccupazione è chiederci, ogni tanto, se il gustoso ciuffetto d’erba che pare chiamarlo a sè sia veramente buono da mangiare o se, forse, sia meglio puntare ad altro. Non so, forse Oceano ha ragione, ma la mia amica umana mi ha insegnato che ai sogni non si deve mai rinunciare; per cui io continuerò a sognare. Quando la notte lascia spazio al giorno la magia cessa e subito torno a vedere il mondo per quello che è: il Boschetto ,l’usignolo di fiume che, da lontano, intona musiche melodiose, l’impercettibile suono del mare, il profumo di fieno e l’ululato del vento, la mia casa.

Foto di Giulia Borghi

Ogni tanto, insieme alla giovane dai biondi crini, passa a trovarmi un piccolo amico con l’aspetto di un lupo, ma la tenerezza di un peluche: si chiama Jack ed è un cagnolino davvero simpatico. Una volta è addirittura entrato nel mio recinto per giocare insieme a noi, ma poi è uscito quasi subito, penso si sia spaventato per l’enorme differenza di grandezza che ci contraddistingue. Abbiamo deciso che continueremo a giocare insieme sì, ma a distanza di sicurezza. Il suo cavallo (o forse dovrei dire cane) di battaglia è il gioco del nascondino, è così piccolo che a tratti io, Pece e Oceano ci accorgiamo della sua presenza solo perchè dapprima percepiamo il movimento disordinato di qualche ciuffetto d’erba e solo dopo, quando è un po’ più vicino, lo vediamo spuntare con quella piccola testolina che, dal basso della prateria, sbuca quasi a fare “cucù, eccomi…sono arrivato!”

Foto di Giulia Borghi

Anche a Jack ho confidato i miei sogni e quando gli parlavo lui mi guardava con lo sguardo di chi della vita la sa davvero lunga. Quel giorno, prima di andarsene, si avvicinò al mio recinto con un legnetto in bocca. Infilò il musetto in una piccola fessura, lo lasciò a terra, mi fece segno di prenderlo e, salutandomi, se ne andò. Mi avvicinai. Quel legnetto era al quanto particolare. Si presentava liscio e sembrava esser stato levigato da qualcosa che non fossero nè vento nè acqua. Guardandolo meglio osservai dei buchi che parevano essere disposti non in modo casuale: sembravano creare una forma, un disegno, un disegno che io conoscevo molto bene.

Foto di Silvia Celeste

Testo e foto di copertina di Giulia Borghi