Ci siamo. È di nuovo primavera. Il Sole ha iniziato a scaldare le fredde giornate dell’ inverno morente, mentre il cielo lascia sempre più spazio alla brillante luce dell’astro ardente, quasi prendendo la scena alla dama che governa le notti. Il Boschetto non fa eccezione a questo cambiamento e anche lui, pian piano, si trasforma sotto l’azzurro del firmamento che con le sue candide nuvole si maschera, quasi a ricordare la stagione dei travestimenti appena terminata e della quale conosco milioni di storie raccontate dalla mia cara amica dai biondi crini.

Adoro ascoltare le note della sua voce che, in modo delicato, percorrono le mie orecchie attente e pronte a ruotare in direzione del suono che viene emesso. Delle volte, anche il vento sembra parlarmi, emettendo degli acuti ululati proprio come quelli dei lupi che armonizzano in branco accordi musicali utilizzati per comunicare a grande distanza. Amo immaginare le fattezze del mondo che fa da cornice a quello del mio amato Boschetto, ma ancora di più amo esplorare le mille sfumature che colorano di vita la mia casa. Insieme a Pece e Oceano mi diverto a esplorare ogni singolo angolo della prateria, immergendo il musetto nel prato e allora, ogni tanto, sento qualcosa solleticarmi il nasino. Alzo lo sguardo e mi trovo di fronte un piccolo cumulo di terra con decine di microscopiche formichine indaffarate nel loro sfrenabile lavoro; altre volte, invece, piccoli rospetti saltellano qua e là fuggendo spaventati dagli sbuffi che emetto, ma questo accade soltanto quando piove e il terreno si ricopre di giganteschi specchi d’acqua che io utilizzo per guardare il cielo a testa in giù.

In primavera, però, dal mio sconfinato terreno si innalzano centinaia di coloratissime farfalle che, insieme alle api e ai soffici bombi sorvolano, impollinando, i fiori che ricoprono il manto erboso. Di tanto in tanto invece, nelle zone più ombrose, mi imbatto in piccoli esserini che sembrano sospesi nell’aria; ma non appena mi avvicino incuriosito, incappo nelle loro trappole così sottili e trasparenti che si appiccicano ai numerosi crini del mio ciuffo. Altre volte, invece, li trovo all’interno di piccolissime tane e allora mi fermo per aspettare che escano fuori in modo che possa vederli; ma è quando mi avvicino nel punto in cui si ergono gli enormi alberi che offrono riparo agli uccelli, che riesco a intravedere qualche piccolo serpentello che striscia, perfettamente mimetizzato nella vegetazione circostante.

D’estate, invece, proprio sui massicci tronchi di quegli alberi, le cicale intonano canti assordanti. Vederle è molto difficile, perché smettono di cantare quando cerco di avvicinarmi, ma una volta ho seguito così attentamente la direzione del suono che alla fine sono riuscito a trovarne una, ed era proprio buffa! Ho scoperto l’esistenza di tantissimi piccoli animali che popolano i suoli del Boschetto ed è stato tutto così strano. Mai avrei pensato chela mia casa fosse un così ricco ecosistema dove ognuno di noi svolge un ruolo ben preciso: gli insetti impollinano i fiori, i ragni aiutano le piante a crescere, gli alberi offrono riparo e ossigeno e i cavalli fertilizzano il terreno. Che meraviglia questa perfetta interazione, un’armonia in grado di creare un ponte tra mondi così apparentemente diversi e lontani.

Chissà se un giorno varcherò le soglie del mio amato Boschetto e avrò anche io la possibilità di conoscere gli altri animali, passeggiando tra i meravigliosi boschi della Tenuta di San Rossore. Magari riuscirò a vedere qualche grande airone, oppure le scaltre volpi o i cinghiali che grufolano nel terreno o magari avvisterò i daini e giungerò fino al mare dove mi hanno detto che là gli arcobaleni assumono dei colori da togliere il fiato.

Testo a cura di Giulia Borghi, foto di Giulia Borghi e Ismaele Perozzi