Il meteo è in continua mutazione. Un giorno fa caldo e mi ritrovo a correre spensierato per l’immensa prateria. Il giorno dopo, invece, fulmini e tempeste si scatenano sul suolo del Boschetto. Purtroppo, però, quel giorno fui colto totalmente impreparato. Un gigantesco boato rimbombò tra gli alberi che facevano da confine alla mia casa e subito iniziai ad avvertire un leggero fastidio al pancino. Poi quel fastidio si tramutò in dolore! Un forte dolore che quasi non mi faceva respirare. Non ricordo molto di quei momenti, ma continuo ad avere impresso nella mente l’attimo esatto in cui venni trasportato all’Ospedale Veterinario dell’Università di Pisa, forse per la paura che avevo di quei dottori, forse perché sapevo che mi stavano allontanando dall’unico posto che chiamavo casa. Rimasi in ospedale per qualche giorno,attaccato a dei tubicini trasparenti che gocciolavano fluidi nel mio corpicino. Ogni tanto veniva qualche dottore a visitarmi. Volevo fuggire, ma sapevo che se non avessi collaborato non sarei tornato tanto presto nella mia amata prateria. Poi, finalmente, arrivò il momento in cui tutto prese di nuovo il sapore della libertà. “Pepe sta meglio, può tornare a casa”.

Ricordo che l’unica cosa che mi trattenne da fare un saltino di gioia fu proprio quel tubicino che ancora era attaccato al mio corpo, ma non mi importava. Sarei tornato finalmente a calpestare il profumatissimo suolo del Boschetto e questo era ciò che contava veramente. Adesso sono passate alcune settimane da quando sono tornato alla Tenuta di San Rossore. Vorrei dire di essere guarito del tutto, ma quella brutta flebo
deve avermi fatto un po’ di infezione e ancora non riesco a muovere bene il collo. Ogni tanto vengo portato in infermeria per un rapido controllo. Alcune volte mi impongono di prendere un antibiotico bianco e cattivo, ma così cattivo che quel saporaccio mi fa fare delle boccacce davvero strane; altre volte, invece, va meglio, perché mi spalmano una crema fresca e profumata sul gonfiore che si è creato e lì sì che sto tranquillo, approfittando del massaggio che mi viene fatto

Per adesso non posso fare molto, posso solo attendere con trepidazione il momento in cui sarò definitivamente guarito, così potrò tornare a correre spensierato, proprio come ho visto fare a Oceano che, imponente nella sua maestosità di puledro, galoppa nella sconfinata prateria. Libero come un albatros nell’immensità del firmamento.

Testo e foto di Giulia Borghi