«Con il nuovo piano l’area Parco aumenterà di quasi mille ettari passando dagli attuali 23.144 a 24.129, con le aree interne che aumentano da 14.182 a 15.119 ettari e le aree esterne che diventano aree contigue passando da 8.962 a 9.010 ettari» così il presidente del Parco Lorenzo Bani che illustra le caratteristiche generali del nuovo piano, attualmente alla discussione del consiglio regionale ed elaborato con un percorso partecipato che ha visto il coinvolgimento di istituzioni, enti, associazioni e cittadini del territorio con vari incontri pubblici.
Sulla questione delle aree esterne che diventano contigue vanno fatte importanti precisazioni. Nel precedente piano il Parco era suddiviso in aree denominate interne ed esterne, in queste ultime era possibile la caccia regolamentata e il Parco pianificava direttamente. Una situazione frutto di un punto di equilibrio trovato con le associazioni venatorie a cui il Parco riconobbe le capacità di cura e controllo del territorio quando le attività sono svolte nel rispetto della gestione della biodiversità. Nel nuovo piano il Parco si è dovuto adeguare alle nuove normative nazionali che non permettono il mantenimento delle aree esterne, ma prevedono al loro posto le aree contigue, dove continua ad essere permessa la caccia regolamentata, ma dove il Parco non potrebbe pianificare. In questo contesto legislativo, la legge regionale ha riconosciuto una specificità al Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli, grazie al quale l’Ente continuerà ad avere un ruolo di pianificazione anche nelle aree contigue con il meccanismo delle prescrizioni: in queste zone i piani urbanistici dei Comuni dovranno adeguarsi alle prescrizioni dell’Ente, altrimenti non saranno validi, dando di fatto l’ultima parola al Parco. Senza contare che la legge regionale 65 del 2014 sul consumo di suolo è un’altra salvaguardia, e che nel nuovo piano è stata anche realizzata una zonizzazione delle varie aree contigue per dare un ulteriore elemento di sicurezza.
«La sfida sarà il coinvolgimento dei Comuni nel controllo ambientale del territorio e negli iter autorizzativi, attività che già attualmente sono difficili per il Parco con 9 guardie a disposizione per 24 mila ettari, infatti negli ultimi anni abbiamo firmato dei protocolli di intesa con le polizie municipali e stretto la collaborazione con le altre forze dell’ordine aumentando le sinergie. Importante sarà il ruolo dei Comuni, spesso visti dai cittadini come primi interlocutori, anche per quanto riguarda le pratiche amministrative, evitando i rimpalli dei nulla osta che facevano perdere credibilità alle istituzioni – continua Bani – L’obiettivo del nuovo piano è dare regole chiare e precise che permettano uno sviluppo ecosostenibile di turismo e agricoltura di qualità, la moltiplicazione delle iniziative di educazione e consapevolezza ambientale, possibili ristrutturazioni e recuperi se rispettosi dei parametri ambientali e senza aumento del consumo di suolo». Migliorando il vecchio piano che lasciava molte questioni sfumate e che nei passati decenni ha permesso la realizzazione di alcuni interventi urbanistici non tutti previsti nell’89, senza scordare la presenza di basi militari pre-esistenti che prima potevano agire in deroga al piano, come la base della marina militare Cisam a San Piero a Grado.