Fiocco azzurro nella Tenuta di San Rossore per la nascita di un piccolo puledro Monterufolino. Ne ‘L’ultimo nato’ si racconta la storia della sua nascita vista dalla prospettiva del nuovo arrivato. Le sue avventure sono appena iniziate e avranno un seguito nei prossimi articoli.

Per mesi le mie orecchie sono state pervase da un suono ritmico: era qualcosa di bizzarro e faceva tipo… tum-ta, tum-ta. Sembrava come una bomba a orologeria. Poteva esplodere da un momento all’altro, eppure quel frastuono riusciva a cullarmi in quel mare di acqua dove, in fondo, mi sentivo al sicuro. Faceva buio lì dentro e anche lo spazio non era così grande. Ricordo che passavo le ore accartocciato all’interno di quella morbidissima palla viscida. A volte mi divertivo a giocare con una strana corda che avevo trovato lì dentro ed era proprio in quei momenti che iniziavo a scalciare e scalciavo così forte che quasi, dall’esterno di quel mondo magico, intuivo degli strani versi, come un hiiiiii e poi…calava di nuovo il silenzio. 

Era tutto così tranquillo…beh fino a quel giorno, certo: quando le acque calme in cui mi trovavo si tramutarono in un mare in tempesta. Non durò molto quella sensazione, ma quando finì, sentii che qualcosa era cambiato. Dopo poco avvertii un senso di gelo e una strana struttura iniziò a muoversi sopra di me. Non era la prima volta che accadeva, ma quel giorno era così insistente: si muoveva come se stesse cercando qualcosa…sì, ma cosa?! 

Nei giorni successivi accadde lo stesso e oramai ero stufo di quella situazione. Volevo solo tornare ad essere sereno e fu proprio quando questo pensiero attraversò la mia mente che mi sentii spingere verso una piccolissima porta. Non riuscivo a capire cosa mi stesse accadendo, ma quando aprii i miei occhietti attorno a me era tutto cambiato: niente più acqua e niente più corda; solo un’immensa luce che illuminava tutto quanto. Mi voltai e vicino trovai un me tutto scuro e tre volte più grande. Ero spaventato, ma istintivamente sapevo che quel simile poteva darmi tutta la protezione di cui avevo bisogno.

È così che inizia la mia storia. Che sbadato, non mi sono ancora presentato: mi chiamo Pepe e sono un piccolo puledrino: un Monterufolino per l’esattezza. Sono nato nell’ Ospedale Didattico Veterinario dell’Università di Pisa. Mia mamma si chiama Ulrica ed è baio oscura, mentre mio papà Edolo sfoggia un manto morello. Io, invece, sono rosso, proprio come il mio cuginetto Oceano. Quando sono nato pesavo circa 30 kg. La mamma aveva una pancia così grossa che tutti, medici compresi, pensavano avesse due gemellini.

Pepe e Ulrica

Pepe e Ulrica

Edolo

Siamo stati trattenuti in ospedale per qualche giorno, ma io e la mamma non vedevamo l’ora di uscire da quel posto. Respirava a fatica in quell’ambiente cosparso di fieno e percepivo il suo bisogno di pascolo brado. Dopo circa una settimana eccoci di nuovo in libertà. Riconobbi subito quella sensazione di quiete: aveva l’aspetto di un’immensa prateria e portava il nome di Boschetto. Non passò molto tempo da quando decisi di sperimentare il suono dei miei piccoli zoccoli sul quel terreno che sapeva di casa. Adesso mi trovo al Boschetto da circa due settimane. Ho conosciuto Oceano e altre due giumente. Io sto sempre vicino alla mamma: sono un po’ timido e le novità mi spaventano ancora. A volte mi perdo osservando l’immensità di quel posto; altre volte, invece, mi sbizzarrisco come quando ero nella pancia della mamma, con l’unica differenza che adesso sì che posso correre. Le mie zampette non sono ancora fortissime e qualche volta inciampo, ma quanto corro! E quando mi stanco?! Via dalla mamma per rifocillarmi di latte!

Questa è la storia di come sono nato. Chissà quante altre avventure mi aspettano ancora. Per adesso voglio solo esplorare ogni singolo angolo di questo posto magico: il Boschetto.

Testo e foto di Giulia Borghi