Nelle prime ore dell’11 agosto sono emerse dalla sabbia le prime 46 piccole Caretta caretta del nido della Tenuta di San Rossore, il primo ufficialmente documentato nell’area protetta e il primo individuato in Toscana nella stagione 2026. Il nido, deposto il 17 giugno, era stato individuato grazie all’avvistamento dal mare delle tracce da parte di Marco Verdone che percorreva il tratto di mare in kayak. La successiva attivazione della rete territoriale ha coinvolto Ente Parco Regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli, Legambiente, ARPAT, Capitaneria di Porto e Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa, con il contributo di Marco Zuffi. Nei pressi del nido erano stati inoltre posizionati due datalogger per monitorare le temperature della sabbia e contribuire a prevedere il periodo della schiusa. Le previsioni indicavano proprio i giorni tra il 10 e il 13 agosto e, nelle prime ore dell’11 agosto, sono avvenute le prime emersioni. Il monitoraggio proseguirà nei prossimi giorni secondo i protocolli previsti, nel pieno rispetto delle caratteristiche particolarmente delicate della spiaggia di San Rossore, situata all’interno di un’area a elevatissimo valore naturalistico.
La schiusa rappresenta soprattutto il risultato della capacità di fare rete tra associazionismo, ricerca scientifica, Ente Parco e istituzioni, mettendo insieme competenze, presenza sul territorio e attività di monitoraggio. Una collaborazione fondamentale di fronte alla crescente presenza della Caretta caretta lungo le coste toscane, fenomeno che rende sempre più importante conoscere, monitorare e proteggere i nuovi siti di nidificazione. Le attività rientrano nel progetto europeo LIFE Turtlenest, che punta a migliorare la conservazione della tartaruga marina nel Mediterraneo attraverso il monitoraggio delle spiagge, la protezione dei siti di nidificazione, la raccolta di dati scientifici e il coinvolgimento di amministrazioni, operatori balneari, cittadini e volontari. Un lavoro che assume particolare importanza anche alla luce del cambiamento climatico, che sta modificando le condizioni ambientali del Mediterraneo e l’areale utilizzato dalla specie per le nidificazioni.
Nell’immagine le tracce dei piccoli di Caretta caretta