Macchia lucchese e Tenuta Borbone

Itinerario Macchia Lucchese

Mappa dell'itinerario
Immagine di copertina dell'itinerario

L’escursione inizia dalla spiaggia dove si incontra una flora caratteristica, tipica degli arenili. Verso la battigia è frequente il ca volo di mare (Cakile maritima); successivamente compaiono la soldanella di mare (Calystegia soldanella), l’agropiro (Agropyron jun ceum) e l’ammofila (Ammophila littoralis), queste ultime di fondamentale importanza per la formazione delle dune in quanto con le loro lunghe radici riescono ad imbrigliare la sabbia. Procedendo verso l’entroterra si ritrova numeroso il camuciolo (Helichrysum stoechas), specie oggi divenuta rara, gli eringi (Eryngium maritimum) e le echinofore (Echinophora spinosa), particolarmente adatti a sopportare le alte temperature estive. Assai vistose anche la verga d’oro delle sabbie (Solidago litoralis) in autunno e la centaurea grigia (Centauraea subciliata) in primavera, entità vegetali di particolare significato perché, sulla Terra, sono localizzate solamente sulle coste della Toscana settentrionale (endemiche).
Superate le prime serie di dune si incontra un piccolo stagno che, nonostante le sue modeste dimensioni, spesso ospita diversi uccelli fra cui aironi (Ardea cinerea, A. purpurea),garzette (Egretta garzetta), il cavaliere d’Italia (Himantopus bimantopus), ecc.; alcuni anni fa vi è capitato anche un fenicottero (Phoenicopterus ruber).
Con un po’ di attenzione si potranno osservare, nelle stagioni adatte, rane (Rana esculenta), tritoni (Triturus vulgaris, T. cristatus) e bisce d’acqua (Natrix natrix). Tra le piante palustri numerosi i bischeri di palude (Typha angustifolia), le cannucce (Phragmites australis), il falasco (Cladium mariscus) ed i giunchi (Juncus acutus, Schoenus nigricans).
Superato il viale Europa si incontra ancora un’area acquitrinosa con molta canna di Ravenna (Saccharum ravennae) e successiva mente dune già colonizzate da specie arboree ed arbustive. Nume rosi sono il ginepro comune (Juniperus communis) e quello coccolone (J. macrocarpa), il pino marittimo (Pinus pinaster), i cisti (Cistus salvifolius, C. incanus), le filliree (Phyllirea angustifolia), ecc.; il suolo è ricoperto da estesi tappeti di licheni e di muschi. Qui si ritrovano varie specie di passeriformi sia stanziali che di passo; qui nidifica il succiacapre (Caprimulgus europaeus), curioso uc cello al quale la fantasia popolare ha attribuito strane abitudini oltre a quella che gli ha dato il nome. Nemmeno è raro incontrare la bellissima upupa (Upupa epops) dalle ali di farfalla ed il picchio verde (Picus viridis), la cui presenza è annunciata anche da lontano dal caratteristico picchiettio del becco sul tronco degli alberi. Ancora in queste dune è abbondante il coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus) la cui presenza è chiaramente rivelata dai numerosi escrementi che di frequente si incontrano a mucchietti, spesso vicino a piccole buche scavate nella sabbia.
Dove la pineta è ormai adulta, compare frequente il leccio (Quercus ilex), la smilace (Smilax aspera), la dafne (Daphne gnidium) e qua e là il ginestrone (Ulex europaeus). Quest’ultima specie, che vive solo in regioni dove l’umidità dell’aria è particolarmente elevata, sta ad indicare che queste selve non sono di tipo mediterraneo, come potrebbe far pensare la presenza delle numerose sclerofille sempreverdi (specie con foglie coriacee sempreverdi a distribuzione mediterranea), ma formazioni da ricollegarsi a situazioni di tipo centroeuropeo.
Continuando il percorso si incontra la pineta a pino domestico (Pinus pinea), di impianto antropico come quella a pino marittimo, con sottobosco a leccio. Essa si mostra particolarmente rigogliosa sulle dune, mentre nelle interdune acquitrinose (lame) cede il posto al bosco di caducifoglie.
Percorrendo i pontili in legno si incontrano ontani (Alnus glutinosa), frassini (Fraxinus oxycarpa), pioppi bianchi (Populus alba) e farnie (Quercus robur), spesso avviluppati dalla rara liana periplo ca (Periploca graeca). Fra gli alberi di minori dimensioni la frangola (Frangula alnus) ed il susino selvatico (Prunus spinosa).
Superata la via delle Viareggine si entra in un bellissimo boschetto di allori (Laurus nobilis), specie di antichissimo insediamento, elemento di primigenie foreste terziarie ora scomparse dall’intera Europa. Qui si possono anche osservare alcuni grossi platani (Plata nus orientalis), che se pur non originari della regione si sono qua e là inselvatichiti.
Rientrati nella pineta si potranno osservare alcuni individui di lentaggine (Viburnum tinus) e poche piante di quercia rossa (Quercus rubra), specie americana piantata per ornamento. Tra gli ani mali sarà possibile vedere il merlo (Turdus merula), la ghiandaia (Garrulus glandarius) e, con un po’ di fortuna, anche lo scoiattolo (Sciurus vulgaris), che qui è particolarmente abbondante come è evidenziato dal gran numero di strobili di pino rosicchiati al suolo. Presenti anche volpi (Vulpes vulpes), donnole (Mustela nivalis), ricci (Erinaceus europaeus), moscardini (Muscardinus avellanarius), ghiri (Glis glis), topi quercini (Eliomys quercinus), ecc. ma sarà solo il caso che potrà permettere l’incontro con questi animali timidi e schivi.

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